domenica 5 ottobre 2014

Orlando Jacinto Garcìa e la musica d'arte cubana


Gran parte dei paesi centrali e meridionali delle Americhe hanno visto nascere figure fondamentali nelle nuove generazioni, spesso in grado di mettersi alla pari con compositori seminali dei loro paesi. Si tratta, purtroppo, di un fenomeno circoscritto in termini di diffusione, frutto di una cattiva disamina della contemporaneità, in un'era matura per essa, in cui da più parti se ne proclama il fallimento. 
Per quanto riguarda Cuba, la maggioranza degli ascoltatori avrà sicuramento flirtato con i ritmi che hanno dato vita a forme popolari o a danze tipiche, così come numerosi sono i cultori del jazz che hanno cercato di approfondire i legami tra la cultura cubana e il genere afro-americano; ciò sta a significare che un Compay Segundo è sicuramente più apprezzato e seguito di un qualsiasi forma d'arte contemporanea portata avanti da qualche coraggioso compositore. Anche qui d'altronde si può applicare quel principio recente che vede spostare i compositori di molti paesi a bassa frequenza di musica contemporanea, verso le zone maggiormente interessate a quel tipo di evoluzioni musicali, per poi riportarne i benefici per ricaduta nei propri paesi con un effetto piuttosto smorzato.
Sebbene lavori in Florida, Miami, il compositore cubano Orlando Jacinto Garcìa (1954) è uno di quelli che potrebbe far sentire la differenza: nel 2010 la Innova Records, maggior veicolo discografico della sua produzione, pubblicò Sonidos Cubanos, una succinta raccolta di composizioni votate alla musica contemporanea, in cui oltre alla sua bellissima Silencios Imaginados, figuravano brani stilisticamente eterogenei di Tania Leon (una delle pioniere del fenomeno a Cuba), di Ileana Perez Velazquez, Keyla Orozco e Sergio Barroso. Questa compilazione, certamente non voleva fregiarsi di una capacità sostitutiva dei modelli conosciuti dell'Occidente, nè tanto meno paragonarsi a quelli tonali del primo novecento cubano, ma aveva il pregio di rendere evidente una scena autentica. 
Colui che si presenta come un compositore che fonde i "frammenti" di Nono (Fragmentos del passado è una splendida interposizione con le matrici cubane) con il minimalismo statunitense, è anche persona che lavora sul timbro e gli armonici, che effettua manipolazione sulla concreta ed è attento a creare paesaggi sonici (La Catedral de cristal è un riuscito esempio); il fatto di aver avuto Morton Feldman come suo insegnante rivela un'influenza fondamentale, degli influssi che possono sentirsi bene nelle dissonanti parti pianistiche di Music for Berlin.  Ma Garcìa dimostra di aver invenzione sonica anche in campo orchestrale: la Toccata Classics pubblica in first recording tre composizioni dell'autore in cui si riversano molte delle prerogative avanzate dal compositore: Auschwitz (nunca se olvidaran) per coro ed orchestra, coglie il richiamo subdolo delle vicende dell'olocausto, venti minuti di strumenti graffiati, sferragliati e un coro sporadico, liquido e lugubre ma vincente, calibrato per raccogliere gli "spostamenti" pesanti dell'orchestra. Nell'omaggio di "In memorial of Earle Brown" si fa evidente l'incipit minimalista a fasi, che fa uso delle tecniche del compositore americano (naturalmente Brown) sebbene rapportate ad un evidente concetto di sensibilità all'immagine. Ritorna quella capacità dei suoni di illustrare a mò di visione di un dipinto, tramite note opportunamente riconfigurate nello spazio e nel tempo. Kyle Gann nelle note interne propone Garcìa come uno degli migliori ed attuali "imagisti sonici", intendendo con questo termine quei compositori che, lasciando da parte la sintassi compositiva dell'ottocento e novecento (tonalità e dodecafonia), hanno lavorato sul potere del timbro in rapporto all'evocazione emotiva (Stravinsky, Messiaen, Feldman stesso). Gran merito va dato all'esecuzione, in sovraesposizione quasi inusuale, effettuata dalla filarmonica di Malaga condotta da Serebrier.


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