giovedì 16 novembre 2017

L'agitata composizione di Christophe Bertrand

Un'eccellenza scomparsa prematuramente nella musica italiana fu Fausto Romitelli. In Francia, un'equivalente ancor più giovane di Romitelli è stato Christophe Bertrand (1981-2010). Negli anni susseguenti alla sua morte, Bertrand è stato preso in considerazione molto di più di quanto lo si facesse prima, quando egli era in vita, e molti strumenti della contemporaneità ne fanno avvertire gli influssi, dal risalto profuso nell'ambito educativo (lectures ed esplicazioni del pensiero compositivo) fino ad arrivare all'omaggio specifico (riproposizione di sue composizioni in manifestazioni o festivals). Perché? Qual'è stato il punto di forza di un uomo, che già a 23 anni ricevette da Boulez l'incarico di comporre per l'Orchestra dell'Accademia di Lucerna? 
Bertrand era un prodotto della contemporaneità dell'attuale secolo, ossia quello in cui i compositori avevano avvertito la presenza ingombrante di settant'anni circa di storie di strutturalismo, figurativismo e post-modernità; uno sviluppo che è andato avanti spesso con rigorosità, ma che era necessario per imporre nuove configurazioni espressive direttamente riferibili alla mano di chi le poneva in essere sul pentagramma: è solo lavorando con libertà estrema su tempi, armonie, microintervalli, intensità fisiche dei suoni e tecniche estensive, che si poteva creare un collegamento sottile, ricercato ma direttamente imputabile alla creatività e al pensiero del compositore. Bene, Bertrand fece tesoro di un principio ulteriore, ossia del fatto che qualsiasi tecnica adottata dovesse avere un immediato riscontro nell'emotività dei suoni: dovevasi trattare, però, di una personalizzazione dalle qualità estreme, un modo per specchiarsi dentro e riflettere le immagini (frutto del proprio interiore) attraverso la musica. Evidentemente Bertrand ne aveva molte da esprimere, poiché ciò che si ricava a luci accese dall'attività musicale del francese è infatti uno stile nervoso, una scrittura del tempo in cui gli strumenti producono avvertimenti, contrasto continuo, ma al cospetto di una musica bella, interessante e di contenuto. E' una sorta di effervescenza che viene dalle opere orchestrali di Stravinsky e che ha tanto interesse per gli argomenti di Ligeti, per il suo modo di comporre, per timbri e ritmiche ricercati, con tanta colorazione ottenibile anche dall'esposizione sui microtoni. Ma non ha sicuramente il carattere della loro musica! 
Prendete un pezzo come Vertigo e cercate di trovare due minuti di pausa completa: non li troverete mai, perché Bertrand è l'espressione dell'inquieto o meglio dell'irrequieto, ma dell'irrequietezza che prende forma in diverse modalità, sotto forma di isola propedeutica di un evento positivo oppure per servirne uno assolutamente rabbioso, così come è nella vita pratica; e se è vero che di pezzi inquieti la storia della musica ne è piena, è anche vero che quella storia non riesce ad affondare nei procedimenti compositivi così come succede nella scrittura di Bertrand. Restando a Vertigo, si fa riferimento a 83 elementi dell'orchestra che dividono quest'ansia con due pianoforti risuonanti e scalari e con una ripartizione dei movimenti che segue la teoria delle proporzioni di Fibonacci (per Christophe uno dei più ricorrenti ausilii per la composizione ma anche uno dei più controversi adattamenti della musica!); l'orchestra virtuosa deve svolgere un ruolo eccellente nella creazione di timbriche a tema, che urlano la loro indipendenza e quel carattere "criminale" che Bertrand aveva cercato di mutuare dalle lezioni di Lachenmann; con Vertigo, il francese riuscì a valorizzare in maniera differente il clima del film di Hitchcock, creandone uno parametrato al proprio carattere, efficiente trasposizione nella letteratura musicale contemporanea del nuovo secolo. In Scales (un monolitico trattato sull'apprensione della figura della teoria musicale), Bertrand proseguì su un sentiero fatto di dirompente potenza acustica, in una corsa per ricomporre l'equazione tra virtuosismo ed emozioni, mentre in Okhtor (l'anagramma di Rothko), l'ispirazione si consegnava all'idea di poter creare grappoli di accordi sulle sovrapposizioni di colore del dipinto N. 10 Brown, Black, Sienna on Dark Wine del pittore americano; in entrambi i casi le nostre orecchie si stagliano contro un pozzo di riconduzioni tecniche perfettamente finalizzate per produrre un piacere intrinseco in chi l'ascolta, che mettono l'accento anche su differenti possibilità di sfruttare un certo tipo di phasing e sulle propensioni armoniche dei clusters. Della stessa natura è la musica da camera, dai due quartetti per archi (che sembrano simulare un duello di spade) ai due pezzi per pianoforte (in cui Bertrand inoltra nella composizione un controverso ed aggiornato concetto di elevazione spirituale), fino al nerbo scoperto di Treis (per violoncello, violino e piano) e Satka (si aggiungono flauto, clarinetto e percussioni). 
Il francese è riuscito solo ad incidere un cd monografico per la Motus dal titolo La chute de rouge, un lavoro che risalta il graduale rinforzo e consapevolezza della personalità artistica, ma gran parte della sua musica è comunque reperibile sulla rete youtube ad opera di alcuni benefattori della musica contemporanea. Inoltre, resta indispensabile la visita al suo sito internet, in cui troverete disponibili anche alcuni suoi saggi sui concetti di trasversalità e del linguaggio, che denotano una completa idiosincrasia verso la sintesi multimediale, elettronica e finanche verso un certo tipo di canto lirico. 
La sua sottovalutazione si spiega solo pensando al fatto che Christophe era davanti ad un'innovazione per processo, che non poteva soddisfare coloro che rigorosamente hanno sempre spinto la composizione a favore di un pieno ed eccessivo utilizzo del termine "novità"; con Bertrand, lo stesso Lachenmann sarebbe parzialmente spiazzato.   



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