sabato 11 novembre 2017

Message to our folks: The Art Ensemble of Chicago


Scrivere un libro sull'Art Ensemble of Chicago oggi può essere riduttivo se pensiamo a quanto già fatto editorialmente nell'assecondare descrizioni, pareri ed episodi rituali della loro musica e sollecita anche la volontà di rappresentare tutto un quadro di vita, di socialità e preparazione professionale, che forma i contorni indispensabili della comprensione di un fenomeno musicale. Naturalmente, ogni scrittore si focalizza sugli aspetti che più ritiene interessanti per la divulgazione, ma in generale non si può fare a meno di passare dalla lezione della storia. E' proprio la necessità di impostare una history del gruppo di Chicago che ha spinto Paul Steinbeck, professore di teoria musicale alla Washington University di St. Louis, a scrivere la prima dettagliata storia sull'Art Ensemble of Chicago, basandosi su una capillare ricerca effettuata sulle fonti. Message to our folks scava tra sorgenti di notizie vecchie e nuove, per organizzare un volume quanto più completo dell'esperienza dei continuatori della Great Black Music: se è vero che vengono ripresi in replica molti passi di alcuni libri pubblicati in passato, è anche vero che l'autore integra in maniera pressoché perfetta la moltitudine di interviste (cartacee, telefoniche, via email) che hanno attraversato la vita dei componenti, giudicate in funzione utile allo svolgimento di un filo cronologico degli eventi. Perciò, da una parte, chi ha letto il seminale A Power stronger than itself di George Lewis (che però è più centrato sugli aspetti musicali ed estetici), il New Musical Figurations di Ronald M. Radano (una biografia su Braxton), o Point from which creation begins di Benjamin Looker (che si addentra sulla storia parallela del BAG, l'associazione di musicisti di St. Louis), non troverà molta novità; così come in parte non le troverà se ha letto la collezione di interviste che l'Art Ensemble of Chicago fece a Lincoln T. Beauchamp nel suo testo; Message to our folks espande invece il carattere informativo del lato interviste e soprattutto fornisce un elemento nuovo di analisi per un testo del gruppo, ossia introduce l'analisi musicologica delle partiture dei brani di tre albums che si ritengono significativi nella carriera della band (i brani sono quelli di A Jackson in your house, di Live at Mandell Hall e del video concerto di Live from the Jazz Showcase). 
E' una ricostruzione puntuale ed appassionata quella di Steinbeck, che sottolinea la particolare formula presentata, le origini di un gruppo che ha visto sulla South Side di Chicago compiersi parecchi eventi fondamentali per la nascita e sviluppo delle attività del gruppo, l'esperienza dei due anni parigini, fino ad arrivare al contratto con la Ecm Records e con un certo benessere economico. Steinbeck mette molto in luce il trapasso e la condizione sociale di un gruppo che per meritarsi il rispetto della comunità e dell'audience musicale, ha dovuto tanto spiegare, tanto girare (un carico di persone e di strumenteria musicale), tanto reinvestire i propri profitti per garantirsi una propria autonomia per sé stesso e per la collegata istituzione dell'AACM. E l'aspetto musicologico, che in una storia difficilmente viene portato ad evidenza, ritorna sotto la forma delle partiture accennate, che vengono dettagliate visivamente e per commento scritto, senza che manchino le informazioni sui side projects dei singoli elementi. Perciò è un libro che si lascia leggere con piacere, rimanda all'ascolto di ciò che è scritto e contribuisce a fornire un'ottimo quadro di assieme per delineare le personalità di ogni singolo musicista; ognuno di loro conduce ad una caratteristica non replicabile, dove il free jazz, il gospel, il teatro, la poesia e la musica contemporanea trovano una loro condensazione. Un approfondimento riceve, poi, la discussione sui motivi della loro insistenza in slogan come quello della Great Black Music, così come ampio spazio trova la diatriba tra Lester Bowie e Wynton Marsalis in merito a come doveva essere interpretata la tradizione jazzistica. 
Cito un calzante passo di Jarman nel testo di Beauchamp, che dà molte spiegazioni sullo "spettro" storico vissuto dal gruppo: "...Malachi always represents the oldest entity because he would always wear these long full flowing robes. And he would look like an African/Egyptian Shaman. His persona would emulate that, and his music and his style. He is very ancient. Then Moye was really in the midst of the African tradition. His drumming, his style, his approach, his feeling and his interests, were not a single African tradition, but a total African tradition....My position was more moving towards the contemporary. I was Eastearn oriented. These three were the pantheistic element of Africa and Asia. Roscoe represented the mainstream sort of Shaman, the Urban Delivery Man, delivering healing qualities...Lester was always the investigator, wearing cook clothes, which is healing, creating energy and food. Then he advanced his awareness and went to the doctor's experimental laboratory. All of this Black imagery going from the "Ancient to the Future" is represented in this stage attire....".
Message to our folks è un libro la cui consultazione può essere totale o parziale, perché in grado di soddisfare ampie categorie di lettori: il musicologo, il lettore curioso e a caccia di argomenti da dibattere e coloro che non hanno (o ne hanno poche) di dritte sull'attività e sulla musica di Roscoe e compagni, per elaborarne la potenza e la significatività. Cerca in tutti i modi di evitare di ingenerare l'idea di parlare di un "museo" della musica e ne propone la sua attualità. 


N.B. Libro in lingua inglese, edito dalla University Press of Chicago.

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