domenica 3 dicembre 2017

Suoni della contemporaneità italiana: il Novus di Solbiati


In maniera pressochè costante nei tempi, ogni compositore ha riflettuto sulle tecniche da utilizzare nella composizione e ha riflettuto sul posto dove esse possono collocarsi. In ciò che per la classica di oggi chiamiamo convenzionalmente musica contemporanea, il problema del posizionamento è funzione di una serie di obiettivi che investono il concetto di modernità della composizione. Cosa si deve intendere per moderno? Spesso lo si lega ad un excursus temporale che di fatto è una sorta di catena consequenziale degli eventi storici, ma altre volte la nozione giusta prescinde da un allacciamento automatico della storia e accoglie in maniera imbarazzante la tradizione musicale. I compositori hanno, solitamente, il terrore della retorica e fanno diventare ragione di vita artistica quella predisposizione all'approfondimento degli ultimi sviluppi che la musica ha prodotto temporalmente; la gran parte della critica contemporanea è quasi concorde nel ritenere che le ultime avvisaglie di vera novità siano state quelle prodotte da Lachenmann e Sciarrino, un'affermazione che accetta una sua dimostrazione nel momento in cui pensiamo ai tanti giovani compositori profondamente addentrati nel costruire una propria espressione, traendo insegnamento dai due calibri prima citati. Il loro pensiero si scontra, dunque, con coloro che invece hanno ancora un rapporto con la tradizione classica, ritenendo che non c'è futuro se si dimentica il passato o lo si distrugge seccamente: ormeggi della aristocrazia contemporanea italiana, autori come Alessandro Solbiati, Ivan Fedele, Martino Traversa e tanti altri ancora, sono determinati nel conservare il senso della tradizione, più che il suo stoccaggio, individuando così un novus che si bagna nel mare delle scoperte formali e sostanziali della musica classica: riattualizzare una sonata, un quartetto d'archi o impostare dei nuovi contrappunti con mezzi contemporanei e che favoriscono l'incrocio di mentalità distanti nel tempo, sono manovre che si uniscono ad una sagace qualificazione della strumentazione e del suo repertorio. Per Solbiati, ci sono molti punti di forza da scoprire nelle sue sonate o interludi per pianoforte, nella Sinfonia Seconda, nel Canto per Ania e in By my window II, oppure nel madrigale distorto di Durissimo Silenzio, tutti elementi di modernità qualificata ed espansa su strumenti noti; così dicasi per quelli poco noti come il cimbalom nei Quaderni d'immagine, Nora e i Piccoli canti, come i gong thailandesi nell'arsenale di Thai song (sei esecutori per 52 gong), come la pietra sonora di Sciola che affianca la voce bianca in Piccolo canto. Il gran merito dell'autore è stato di riuscire a far emergere contenuti emotivi da partiture che spesso parlano un linguaggio turbolento; lo stesso è avvenuto in gran parte della sua recente attività teatrale, che presenta un risvolto letterario e psicologico, non immediatamente codificabile.
L'Ex Novo Ensemble è stato protagonista di un concerto fatto al Teatro La Fenice di Venezia nel novembre del 2016 e dedicato al compositore milanese, che è diventato un cd appena pubblicato da Stradivarius: in Novus sembrano rinvernirsi le considerazioni appena fatte ed accolgono sinteticamente lo stilema di Solbiati profuso anche per la musica da camera, ossia una forte predisposizione per la creazione di "figure" musicali, contrappunti o labirinti strumentali di particolare efficacia espressiva. Il Secondo trio d'archi è l'alter ego del primo Trio d'archi del '91, mentre Dieci pezzi (l'unica composizione meno giovane proposta dall'Ex Novo) esibisce tutto l'entusiasmo di Solbiati per le possibilità offerte dalla fisarmonica suonata in contrasto con gli archi; in più si ascoltano le prime discografiche di Novus e Guernica, composizioni entrambe livellate su archi, flauti e clarinetti, e che confermano la grande capacità di Solbiati di saper gestire mirabilmente un preciso sentimento in musica. Novus abbina il primo movimento di Per Aldo (un pezzo che Solbiati aveva scritto in ossequio ad Aldo Clementi nel 2011) con un secondo di nuova gestazione (che stavolta è dedicato all'Aldo pianista, Orvieto, e all'Ex Novo): quello spirito della tradizione così come prima inteso, insinua la composizione, la quale pur presentandosi in prestabiliti volumi di sospensione creati dagli strumenti, accoglie riferimenti di Clementi e dei Moments musicaux di Schubert e forse ancora di qualcos'altro non detto. 


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